IL TRENO SBAGLIATO

Qualche volta avrei voluto prendere il treno sbagliato. Arrivare in stazione, acquistare il biglietto per la mia meta e dirigermi verso il binario prefissato. Poi all’ultimo secondo scartare per il binario precedente, oppure proseguire dritto fino all’ultimo. Chissà che treno mi aspetterebbe…Salire, pagare anche la multa (quella, in un’avventura del genere, sarebbe inevitabile), e aspettare che questo serpentone di ruggine rumorosa prenda la sua direzione.Mi piacerebbe scendere alla stazione che m’ispira di più, sicuramente una piccolina dispersa in mezzo ai campi e lì gustarmi l’aria tranquilla di un posto che non mi conosce.Vorrei fermarmi in quelle stazioncine intermedie dei paesi-dormitorio, oppure, e sarebbe ancora meglio, in una stazione con una pensilina sola, una di quelle che è fortunata se un treno all’ora si ferma.

Vorrei in questo momento fare questa cosa che nessuno si aspetta col mio zaino in spalla e aspettare, nella stanza del primo hotel che trovo,nel mio immaginario un Motel all’americana abbandonato lungo quegli stradoni semi deserti, ma molto più semplicemente la pensione della Nonna Maria le chiamate imbestialite dei parenti che si chiedono dove io sia finita.

Vorrei davvero fare una cosa che nessuno si aspetta in questo mondo di casa-lavoro-studio-pulizie-sport-tv-fidanzato-amici-parenti-conoscenti-supermercato. Me ne sentirei dire di ogni, lo so già. Sarebbero proprio quelle sbraitate a farmi capire che finalmente ho fatto una cosa fuori dal loop.Le aspetterei con ansia, quasi temendo che invece di un “ma che cazzata hai fatto!!!” mi arriverebbe un blando punto interrogativo.Interrogandomi capisco che un fatto simile mi farebbe davvero contenta. Come un tappo che forza la botte troppo piena mi darebbe la possibilità di sfogarmi davvero. La verità è che negli ultimi mesi sono sempre stata a correre dietro ai bisogni e alle aspettative che persone a me vicine avevano nei miei confronti e le mie in tutto questo si sono perse.Le mie passioni, i miei punti di vista, le mie priorità, il mio stesso modo di essere: in tutto questo tempo si è sciolto come un acquerello.

Vorrei stupire e prendere quel treno “sbagliato”…..vorrei non poter iniziare ogni nuovo paragrafo con un vorrei. Ecco cosa vorrei.

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LA FELICITA’ NASCE DALLE PICCOLE COSE

….ad esempio una piega dei capelli ben riuscita per la prima volta dopo anni e anni.

Quando vivevo in Alessandria mi è sempre capitato di avere molta più ispirazione a scrivere d’inverno: le giornate molto fredde costringono a stare in casa più tempo e le sere invernali di una città di provincia vengono scaldate solo dalle luci di alcuni pub. Tutto il resto è lasciato alla casa. Non che mi dispiaccia: per natura ho sempre preferito restare all’infuori della movida giovanile, sia per volontà personale che per impegni che mi hanno sempre portato distante dalla giostra di locali.

Per me la sera tardi, dopo la palestra e dopo aver cenato, è sempre stato un momento propizio per raccogliere gli eventi della giornata, e scrivere quello che mi passava per la mente. da quando sono qui a Milano invece non ho praticamente scritto niente: sbalzata nell’unica vera metropoli italiana, ho scoperto che questo mondo di smog e cemento non fa per me, ma ci voglio restare per crescere. Le pulizie, la spesa, le faccende domestiche sono diventate la mia nuova routine quotidiana. I tempi morti si sono allungati tantissimo, qui gli spostamenti richiedono mezz’ore di tempo come l’aria, e ho viaggiato tantissimo tra Milano e Brescia. In tutto questo non che le idee non mi venissero, ma prima che potessi acquietarmi e scrivere passavano i giorni e l’idea era già banale.

Ora a Milano c’è la Primavera e le cose belle arrivano riescono a risaltare anche qui. Cosa sono poi le cose belle? Escludendo il punto di viste estetico, per me le cose belle sono quelle cose che ti fanno star bene. Io sto bene quando compio piccoli gesti quotidiani, un po’ banali, ma perfettamente curati. Mi lavo i capelli e invece che decadere in un colpo di phon dato di fretta, m’impegno e mi faccio la piega. Sto bene quando vado al supermercato e scelgo con cura lo shampoo e le verdure. Quando poi rientro e posso stirare le mie magliette appena tolte dallo stendino. Ieri il mio tramonto è stato costellato di piccoli gesti come questi, racchiusi in una cena veloce e un paio di episodi di un nuovo anime sul mio lettone fresco.

Per me scrivere è far rivivere alla gente che legge le mie parole il mondo come lo vedo io per poter far apprezzare piccoli gesti e quotidianità cui sono affezionata. Per questo mi piace descrivere molto le scene, inventare piccoli rituali dei protagonisti in cui riverso le mie sensazioni. Con la primavera e poi con l’estate però mi sono sempre persa dietro al caldo e alla dissipazione di questo, deconcentrandomi da tutto questo, più che altro perchè non ho mai trovato niente di particolarmente intenso nella prima calura di Alessandria ( e nella mia allergia). Mi fa molto più effetto vedere i mandorli dell’Università che s’imbiancano qui piuttosto che i tigli che rinverdiscono per Alessandria: in mezzo a tutto questo grigio il risveglio è molto più contrastante.

Ho avuto la fortuna di incontrare nel 2010 una persona che ha reso ancora più forte il mio amore per le piccole cose, cioè Stefano. Lui è una persona tutta cuore e pancia a differenza mia che sono un pensiero e una logica. Non scriverà, non si perderà davanti al computer per scrivere come me, ma vive intensamente l’amore per il Sole che tramonta, per i lavori di casa fatti in coppia, per i giri notturni in bicicletta in due.

Mi parla sempre di quanto, durante i suoi mesi in Cina, finito l’allenamento, alla sera tutti si mettevano le ciabatte, riempivano la bacinella di acqua fredda e rimanevano seduti lungo i muretti del cortile della scuola, coi piedi a mollo a rilassarsi.

Questo modo di vedere le cose è quello che, nonostante i selvaggi che siamo, ci ha tenuti incollati per un anno intero, rincorrendoci in lungo e in largo sulla Terra (proprio in senso letterale).

Auguri Amore mio, sei la cosa più bella che sono riuscita a trovare. per fortuna che un anno fa ho deciso di venire a Brescia col mio trolley senza quasi preavviso….

TI AMO

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YUKINO O FEDE??

Manca poco alle 20 di questa giornata passata ad annoiarmi sui libri, il momento giusto per aggiornare il blog con una cazzata delle mie da “non voglio studiare, facebook annoia, non ho ancora fame”.

Ieri sono finalmente andata dal parrucchiere dopo 3 mesi che i miei capelli crescevano allo stato brado, con ricrescita e colori ambigui tanto che li si poteva confondere con le alghe del sushi. Taglio e colore e via! Questo è l’effetto ottenuto

Molto soddisfatta! Con tutta la massa di capelli che ho e il poco sbatti di acconciarmeli, tenerli lunghi era diventata un’agonia, risultavano essere sempre disordinati. Anche questo color volpe mi esalta!

Poi oggi dopo tutto il giorno di studio mi è venuta una sana voglia di manga….allora ho rispolverato il mio manga preferito, LE SITUAZIONI DI LUI E LEI……………e mi sono resa conto di una cosa:

LEI!!!!

OMG mi sono tagliata e colorata i capelli come il mio personaggio preferito in assoluto di tutti i manga/anime che ho letto!!

Chi conosce me e chi conosce lei sa che per troppi aspetti siamo simili. Ecco qualche esempio

a) situazione di studio disperato

che sputtanamento

pure la tuta simile!

 

b) in giro e allora tiriamocela

 

Bene, dopo questo effetto indesiderato in realtà mi sono gasata moltissimo: coi miei capelli naturali non ho mai saputo che cosplay fare (amo le parrucche ma danno sempre un effetto troppo finto!)….se riesco a mantenere questo taglio per un anno, sono già pronta per il lucca Comincs del 2012!!! Che considerazione della fava…..Beh io sono esaltatissima di non dover iù passare 20 minuti ad asciugare capelli che tanto rimenevano sempre con una piega indefinita! <3 <3

 

Vi saluto, buona serata…io riprendo in mano il mio amato KAREKANO <3 <3 <3

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NIKEWOMEN

Un post veloce dedicato alle pubblicità dei marchi sportivi che mi piacciono sempre tantissimo: mettono in evidenza la bellezza e la diversità potente di un corpo femminile rispetto ai gracili ideali di donnine diluite dell’epoca moderna…..Buona serata! :)

 

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HENAN GIRLS WUSHU TEAM

 

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IDEALE DI BELLEZZA///IDEALE DI SALUTE

In questa casa di Milano dove non ho la tv e non leggo più “La Stampa” ogni mattina come in Alessandria (che bella abitudine che ho dovuto perdere!), le uniche notizie che mi arrivano sono quelle, purtroppo, che vengono riportate da facebook dato che a leggere i quotidiani on-line proprio non mi ci trovo. Come ovvia conseguenza, capirete benissimo di che risma siano le notizie: Schettino e la molvada, calcio, vecchiette drogate per via di una farina allucinogena usata per confezionare le ostie (però!!!) e infine, i classici tormentoni evergreen su animali, pianeta, anoressia e bulimia. Insomma, sulle questioni esistenziali.

Mentre pranzavo poco fa mi sono caduti gli occhi su un post con protagonista Katya Zharkova. E chi sarà mai questa qui?

La signorina in questione è una modella per taglie forti che lo scorso mese ha posato senza veli per la rivista “Plus Size Models”.

Classe 1981, altezza 1,77, peso 89 kg.

Vado su Google e inizio a passare velocemente in rassegna le foto, comprese quelle del servizio che la stanno rendendo famosa. Alcune sono molto incisive (vi posto la mia preferita subito sotto), mentre altre mi hanno dato molto a cui pensare.

La foto più bella del servizio secondo me

In queste foto ovviamente si denuncia un grandissimo problema, cioè quello dell’anoressia nell’ata moda, ma esagerando dalla parte opposta: non ritengo infatti la modella XXL un ideale sano di bellezza. Nelle altre foto del servizio si vede la modella distesa a terra con tutti i rotolini di ciccia in più lungo i fianchi: sono almeno 15 anni che insieme alle campagne contro l’anoressia vengono promosse campagne contro l’obesità e la sedentarietà sempre maggiore che la popolazione media dei paesi industrializzati manifesta in maniera sempre più accentuata. Le statistiche parlano chiaro: la prima causa di decesso in Italia per uomini e donne sono i problemi legati all’apparato cardiocircolatorio, tutte malattie correlate in maniera direttissima con problemi di sovrappeso! Il fatto che una modella a 31 anni mi sfili davanti con i rotoli di ciccia in più io non la reputo bella e sana per un principio di salute.

La mia seconda obiezione prende di mira peso e taglie:

  1. La signorina dice di pesare 89kg. Io non ci credo manco se la vedo sulla bilancia: ne peserà minimo 8 in meno. E’ alta 1,77 perdio, mica 2metri e il suo sedere, il suo viso e la sua pancia non dichiarano quel quasi quintale.
  2. Vengono considerate “taglie forti” tutte le taglie al di sopra della 44. Ora, ma a voi la 44 vi sembra una taglia forte? A me manco la 46 la sembra…Il mensile “Plus Size Models” in primis considera la 44 una taglia forte. Cioè loro sono i primi a discriminare una taglia normale come la 44/46 sotto la voce “taglia forte”, alimentando così l’idea stessa che la 44 sia già una taglia extra e che quindi deve essere demonizzata.
  3. Come dicevo prima, negli ultimi 15-20 anni la popolazione ha una tendenza inesorabile a far la fine del porcello con la mela in bocca. E’ vero cazzo! Un esempio spiccio: io all’età di 22 anni peso 55kg per 1,69. Mia mamma e la mamma di Stefano (alte entrambe 1,62/63) pesavano 48kg circa quando si sono sposate. E ai rispettivi matrimoni non mi sembrava fossero la Sposa cadavere. Quindi si, le modelle sono sempre più magre, ma noi siamo sempre più cicci (ergo: andare a vedere le foto dei nostri vecchi per renderci conto di questa cosa)
  4. Vi siete resi conto di come le taglia da un paio di anni a questa parte siano tutte sballate?? Miseria, è inutile che l’oviesse, Zara e Bershka mi prendano in giro facendomi credere di indossare una 38 italiana (si conosco il gioco del +4 rispetto alla taglia indicata col carattere maggiore)….se indosso ancora i jeans della seconda superiore e quei jeans sono della diesel 42, vuol dire che continua a indossare una 42. Parliamo di taglie, ma con che canini ne parliamo?

Non sono 89kg!

Terza obiezione, che poi è quella che mi ha fatto incazzare. Guardate la foto sotto e poi ditemi se una deve fare la paladina della vera bellezza per poi mostrare un bel naso rifatto. Le modelle saranno anche magre, quest’ipocrisia della bellezza burrosa e poi il naso che manco lo scivolo dell’Acquafan.

la foto-rabbia

Questo minestrone per dire che se si vuol fare uno spot a favore contro l’anoressia, bisognerebbe fare una campagna a favore della salute e della vera bellezza di una persona, non prendere una russa appariscente e arenarla in copertina. Per esempio le pubblicità della benetton, ormai un vero e proprio marchio di fabbrica. Benetton ha sempre puntato in alto, ponendo l’accento su temi scottanti come guerra, religione, uguaglianza, omosessualità, piuttosto che sul coloratissimo abbigliamento. I tre cuori identici appartenuti a persone dalla pelle diversa, l’uniforme insanguinata del soldato bosniaco, le natiche marchiate “HIV Positive”, le immagini di condannati a morte, la recente campagna UNhate e via dicendo….

D’altronde l’equazione “Sport=salute” (ma va??) non credo faccia fare i miliardi alle agenzie pubblicitarie, non annoio nemmeno sull’argomento, tanto sarei ripetitiva……ma allora perchè fare una campagna contro l’anoressia/contro l’obesità e invece non puntare a una campagna per l’unione del diverso? Magri CON grassi? 

Bene, mi sono sfogata contro questa ridicola campagna generalista e poi salutista…voi cosa ne pensate??

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LA MORTE DI OLIVE

Oggi vi posto le mie pagine preferite in assoluto tra tutti i libri che ho letto, proprio come avevo detto ieri…..Alla richiesta: “la tua citazione preferita di un libro” ho fatto una gran fatica a rispondere per vari motivi:

- ci sono un sacco di frasi bellissime in tutti i libri che ho letto, figuriamoci se in questa marea me ne ricordo una più delle altre

-conseguentemente a questo fatto, se tante frasette sembrano verità assolute, allora vuol dire che nessuna di queste per me è veramente una frase degna di attenzione

- mi sono ricordata diq uesto passo tratto dal libro “Honeymoon” della Yoshimoto, il mio preferito in assoluto. Il suo ricordo è più forte di quello di ogni altra frasetta per contenuto, modo di scrivere, emozioni trasmesse….buona lettura (anche se triste)

Olive è morta un anno fa, nella stagione dei ciliegi. Quel giorno era scoppiato tutto a un tratto, inaspettato, un acquazzone, il cielo si era fatto plumbeo, ed erano rimbombati i tuoni. Hiroshi non c’era e Olive, che aveva paura dei tuoni, venne a rannicchiarsi tremante sotto la mia sedia. Mentre le accarezzavo la schiena dal pelo ormai rigido dicendole: “Buona, buona, non è niente”, Olive si addormentò con un respiro sibilante. Dopo un po’, contagiata, mi addormentai accanto a lei.
Quando mi svegliai, era talmente sereno da far venire il dubbio che il brutto tempo di poco prima fosse stato un sogno, e il sole dorato del tramonto splendeva in un cielo azzurro e trasparente. A occidente alcune nuvole rosa di una dolcezza indescrivibile fluttuavano come onde. Il giardino era inondato di luce, e gli alberi lavati dalla pioggia erano tutti luccicanti.
“Olive, facciamo una passeggiata”, dissi, e lei subito saltò su con uno scatto pieno di salute proprio come quando era giovane. Ero felice, perchè‚ era una cosa che non succedeva da tanto tempo. Mi incamminai con lei lungo la strada ancora bagnata che brillava. A causa dell’acquazzone, i fiori di ciliegio erano sparsi da tutte le parti. I filari di ciliegi lungo la salita del liceo vicino casa erano circondati da tappeti rosa fatti di petali appena caduti dalla forma incantevole. Gli alberi, imbevuti della luce del tramonto, ancora pieni di fiori appena sbocciati, carichi di gocce d’acqua, apparivano freschi e lucenti. Per la strada non c’era nessuno, e il paesaggio, completamente invaso da una splendida luce oro e rosa, non sembrava una visione di questo mondo.
“Olive, che belli i ciliegi”, dissi di slancio. Lei sollevò i suoi occhi neri e limpidi verso di me e mi fissò. La sua espressione diceva che più del sole dorato del tramonto, più dei ciliegi, voleva guardare me. Non guardarmi con questi occhi, pensai. Occhi che contemplano tesori, montagne, mari, occhi che sembravano dire: non ho paura di morire, mi fa soffrire solo il fatto che non potrò vederti più. In realtà credo che sia io sia Olive sapessimo. L’atmosfera di quella giornata lo diceva. Tutto era troppo bello. Anche il pelo di Olive, ormai così sciupato, era dorato. Era come se tutto stesse tornando a quando entrambe eravamo piccole, come se tutte e due dovessimo vivere in eterno.
Quella sera Hiroshi venne a passare la notte da me, e come sempre io dormii nel letto, e lui per terra nel futon. Non facevamo che ripetere: dobbiamo comprare un letto matrimoniale, ma siccome ci mancavano i soldi continuavamo così. Dopo che ci eravamo addormentati, in piena notte Hiroshi ebbe un terribile incubo. Spaventata, mi alzai. Nel sonno, sembrava cercasse di lacerarsi con violenza la pelle del collo. Lo svegliai scuotendolo forte.
“Che cos’hai?” Aprì gli occhi, e ansimando rispose: “Ho sognato che qualcuno cercava di strangolarmi e non riuscivo più a respirare”. Poi si infilò sotto le mie coperte, e premette forte il suo corpo contro il mio. La sua pelle scottava, come se avesse la febbre. “Non è che hai la febbre? Ti vado a prendere qualcosa da bere?” chiesi.
“No, lascia, faccio io.” Così vado anche in bagno, rispose e si alzò. Finalmente nel buio sembrava tornata la pace. Bastava qualcosa di inusuale nel comportamento di Hiroshi per farmi temere che un’ombra paurosa fosse calata sulla nostra vita. Siccome anche l’aria sembrava più calda del normale, aprii la finestra. Il vento subito penetrò nella stanza. L’odore dell’erba umida, la presenza degli alberi, una piccola luna. “Fai presto, notte, torna quella di sempre”, pensai. Il cielo appena nuvoloso era ricoperto di stelle che brillavano. Ma la notte di sempre non si decideva a tornare.
Hiroshi, rientrando in camera senza far rumore, disse:”Senti, c’è qualcosa di strano, Olive non respira”.
Non so perchè, ma invece di stupirmi pensai: Ecco. Ecco, ora capivo perchè‚ quel pomeriggio tutto era stato così bello, perchè‚ Olive aveva quello sguardo. Capivo anche perchè‚ Hiroshi aveva avuto quell’incubo. Ma anche se capivo, subito i miei occhi si riempirono di lacrime. Come fossero state lì pronte. Passammo la notte piangendo con il corpo di Olive tra noi, fino al mattino. Un periodo della nostra vita finiva. Faceva male da spezzare il cuore.
“E’ tremendo quando muore qualcuno”, dissi.
“E’ una cosa a cui non ci si riesce a rassegnare”, rispose Hiroshi

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