Oggi vi posto le mie pagine preferite in assoluto tra tutti i libri che ho letto, proprio come avevo detto ieri…..Alla richiesta: “la tua citazione preferita di un libro” ho fatto una gran fatica a rispondere per vari motivi:
- ci sono un sacco di frasi bellissime in tutti i libri che ho letto, figuriamoci se in questa marea me ne ricordo una più delle altre
-conseguentemente a questo fatto, se tante frasette sembrano verità assolute, allora vuol dire che nessuna di queste per me è veramente una frase degna di attenzione
- mi sono ricordata diq uesto passo tratto dal libro “Honeymoon” della Yoshimoto, il mio preferito in assoluto. Il suo ricordo è più forte di quello di ogni altra frasetta per contenuto, modo di scrivere, emozioni trasmesse….buona lettura (anche se triste)
Olive è morta un anno fa, nella stagione dei ciliegi. Quel giorno era scoppiato tutto a un tratto, inaspettato, un acquazzone, il cielo si era fatto plumbeo, ed erano rimbombati i tuoni. Hiroshi non c’era e Olive, che aveva paura dei tuoni, venne a rannicchiarsi tremante sotto la mia sedia. Mentre le accarezzavo la schiena dal pelo ormai rigido dicendole: “Buona, buona, non è niente”, Olive si addormentò con un respiro sibilante. Dopo un po’, contagiata, mi addormentai accanto a lei.
Quando mi svegliai, era talmente sereno da far venire il dubbio che il brutto tempo di poco prima fosse stato un sogno, e il sole dorato del tramonto splendeva in un cielo azzurro e trasparente. A occidente alcune nuvole rosa di una dolcezza indescrivibile fluttuavano come onde. Il giardino era inondato di luce, e gli alberi lavati dalla pioggia erano tutti luccicanti.
“Olive, facciamo una passeggiata”, dissi, e lei subito saltò su con uno scatto pieno di salute proprio come quando era giovane. Ero felice, perchè‚ era una cosa che non succedeva da tanto tempo. Mi incamminai con lei lungo la strada ancora bagnata che brillava. A causa dell’acquazzone, i fiori di ciliegio erano sparsi da tutte le parti. I filari di ciliegi lungo la salita del liceo vicino casa erano circondati da tappeti rosa fatti di petali appena caduti dalla forma incantevole. Gli alberi, imbevuti della luce del tramonto, ancora pieni di fiori appena sbocciati, carichi di gocce d’acqua, apparivano freschi e lucenti. Per la strada non c’era nessuno, e il paesaggio, completamente invaso da una splendida luce oro e rosa, non sembrava una visione di questo mondo.
“Olive, che belli i ciliegi”, dissi di slancio. Lei sollevò i suoi occhi neri e limpidi verso di me e mi fissò. La sua espressione diceva che più del sole dorato del tramonto, più dei ciliegi, voleva guardare me. Non guardarmi con questi occhi, pensai. Occhi che contemplano tesori, montagne, mari, occhi che sembravano dire: non ho paura di morire, mi fa soffrire solo il fatto che non potrò vederti più. In realtà credo che sia io sia Olive sapessimo. L’atmosfera di quella giornata lo diceva. Tutto era troppo bello. Anche il pelo di Olive, ormai così sciupato, era dorato. Era come se tutto stesse tornando a quando entrambe eravamo piccole, come se tutte e due dovessimo vivere in eterno.
Quella sera Hiroshi venne a passare la notte da me, e come sempre io dormii nel letto, e lui per terra nel futon. Non facevamo che ripetere: dobbiamo comprare un letto matrimoniale, ma siccome ci mancavano i soldi continuavamo così. Dopo che ci eravamo addormentati, in piena notte Hiroshi ebbe un terribile incubo. Spaventata, mi alzai. Nel sonno, sembrava cercasse di lacerarsi con violenza la pelle del collo. Lo svegliai scuotendolo forte.
“Che cos’hai?” Aprì gli occhi, e ansimando rispose: “Ho sognato che qualcuno cercava di strangolarmi e non riuscivo più a respirare”. Poi si infilò sotto le mie coperte, e premette forte il suo corpo contro il mio. La sua pelle scottava, come se avesse la febbre. “Non è che hai la febbre? Ti vado a prendere qualcosa da bere?” chiesi.
“No, lascia, faccio io.” Così vado anche in bagno, rispose e si alzò. Finalmente nel buio sembrava tornata la pace. Bastava qualcosa di inusuale nel comportamento di Hiroshi per farmi temere che un’ombra paurosa fosse calata sulla nostra vita. Siccome anche l’aria sembrava più calda del normale, aprii la finestra. Il vento subito penetrò nella stanza. L’odore dell’erba umida, la presenza degli alberi, una piccola luna. “Fai presto, notte, torna quella di sempre”, pensai. Il cielo appena nuvoloso era ricoperto di stelle che brillavano. Ma la notte di sempre non si decideva a tornare.
Hiroshi, rientrando in camera senza far rumore, disse:”Senti, c’è qualcosa di strano, Olive non respira”.
Non so perchè, ma invece di stupirmi pensai: Ecco. Ecco, ora capivo perchè‚ quel pomeriggio tutto era stato così bello, perchè‚ Olive aveva quello sguardo. Capivo anche perchè‚ Hiroshi aveva avuto quell’incubo. Ma anche se capivo, subito i miei occhi si riempirono di lacrime. Come fossero state lì pronte. Passammo la notte piangendo con il corpo di Olive tra noi, fino al mattino. Un periodo della nostra vita finiva. Faceva male da spezzare il cuore.
“E’ tremendo quando muore qualcuno”, dissi.
“E’ una cosa a cui non ci si riesce a rassegnare”, rispose Hiroshi